A24, al via il ristoro gratuito per i cani nell’area di servizio Civita Sud

Oricola – Anche questa estate 2022 torna la singolare iniziativa ha caratterizzato l‘Area di Servizio Civita Sud  situata lungo la A24 in prossimità dell’uscita autostradale Carsoli Oricola in direzione di Teramo. E così con l’afa di questi giorni, i titolari di SerafiniGroup hanno ben pensato di dedicare all’amico dell’uomo una apposita area di ristoro trasformando una maxi lattina in un contenitore di acqua refrigerata, con tanto di ciotola e rubinetto per i cani. E tutto in sicurezza.

E così, oltre ad una pausa che ristora l’uomo, anche il cane ha avuto il suo spazio e la sua considerazione. Il grosso contenitore è stato posizionato sul marciapiede esterno di ingresso alla storica area di Servizio. Ma anche un bel cartello di benvenuto accoglie gli amici dell’uomo.

L’iniziativa ha fatto riscontrare un forte gradimento sia da parte dei cani, diretti interessati ma anche dei loro padroni. “Per la prima volta – afferma un automobilista – abbiamo visto l’attenzione per i cani, e con questo caldo è sicuramente importante. Noi siamo partiti da Roma e diretti sul litorale abruzzese, e quindi fermandoci all’area di servizio abbiamo notato questo spazio segnalato con tanto di cartello. I nostri due cani, hanno potuto dunque rinfrescarsi, e poi dopo una piccola passeggiatina nell’area siamo ripartiti oltremodo soddisfatti”. Durante il periodo estivo, purtroppo assistiamo fin troppo spesso ad episodi gravissimi di cani abbandonati causa vacanze proprio nelle tratte autostradali. Il messaggio sociale lanciato dall’area di servizio Civita Sud è invece quello del rispetto per i cani e del loro benessere. Ad maiora.

Prima e dopo, il restauro in quadri d’autore

Torna all’antico splendore un bellissimo quadro d’epoca oggetto di restauro da parte del team Serafini Antichità. La cornice particolamente deteriorata è stata trattata e ripresa nei minimi dettagli per un risultato a dir poco sorprendente.

Il soprano Martina Serafin in visita allo show room di Serafini Antichità

ORICOLA – Gradita visita questa mattina alla Serafini Antichità, la soprano Martina Serafin ha visitato la Serafini Antichità apprezzando le collezioni in tutto il loro splendore. La visita guidata è stata curata direttamente da Davide Serafini.

Nata a Vienna Martina Serafin calca le scene dei più importanti teatri d’opera del mondo. È considerata una delle interpreti pucciniane di oggi, ma il suo repertorio comprende anche ruoli wagneriani, come Sieglinde in Die Walküre, Elsa in Lohengrin Elisabeth nel Tannhäuser.

Gli arredi Serafini Antichità nella Basilica di Santa Balbina a Roma

ROMA – Arredi prestigiosi che renderanno ancorpiù suggestivi gli interni della Basilica di Santa Balbina in Roma. La cura dei dettagli, i colori lignei e la struttura dei mobili selezionati hanno caratterizzato ambienti che custodiscono storia millenaria di fede, devozione e di tanta cultura romana.

La basilica di Santa Balbina in Roma è un edificio di culto paleocristiano, situata sul “piccolo Aventino”, nel rione di San Saba. E’ dedicata alla vergine e martire romana del II secolo, figlia di Quirino, un tribuno dell’esercito romano, convertitosi al cristianesimo, insieme al quale subì il martirio per poi essere seppellita sulla via Appia.
L’accesso alla basilica è sia dall’antica via murata di santa Balbina, che dalla scalea, su via Baccelli, dedicata a Padre Simpliciano della Natività fondatore delle Suore Francescane dei Sacri Cuori, animatrici e custodi della basilica,  da lui chiamate Suore Margheritine, poichè  le mise sotto la protezione di Santa Margherita da Cortona, in quanto le prime suore erano, come Santa Margherita, ex-prostitute convertite. Alle sue suore affidò la direzione della vicina struttura di Santa Margherita per assistere e riscattare le donne sfruttate e schiavizzate con la prostituzione.
La chiesa di Santa Balbina ha la dignità di Basilica minore. Ha il titolo cardinalizio fin dalla prima organizzazione ecclesiale della città e la più antica testimonianza della sua esistenza risale al sinodo del 595. Al tempo di papa Urbano V il monastero attiguo era intitolato al SS. Salvatore, lo testimonia un affresco nell’abside della basilica,  e a S. Balbina, ma quando tutta la struttura venne acquista, alla fine del 1800, da Padre Simpliciano, questi la intitolò a Santa Margherita da Cortona per la missione di assistenza alle donne in difficoltà, come già esposto.
La costruzione, a guardare le murature in opera listata e in laterizio, sembra databile al IV secolo, ma apparteneva forse inizialmente ad una delle ricche residenze (domus) del quartiere e solo più tardi fu adoperata come chiesa. La Domus è stata identificata, dai bolli laterizi, con quella donata dall’imperatore Settimio Severo, all’inizio del III secolo, al suo amico Lucio Fabio Cilone, due volte console e Prefetto di Roma.
La semplice facciata in laterizio, frutto di un rifacimento cinquecentesco, si presenta con tre finestroni centinati chiusi da transenne moderne, ed è preceduta da una breve scalinata e da un portico a tre arcate, di epoca posteriore.
L’interno della chiesa è ad aula unica con copertura a capriate. Su ciascun lato si trovano sei cappelle, alternativamente rettangolari e semicircolari, nelle quali si possono ammirare resti di affreschi dall’XI secolo al XIV e tele ad olio dal XVII al XIX secolo ed altre opere provenienti dalla demolizione della basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano. Il pavimento racchiude frammenti di mosaici della necropoli del I secolo, rinvenuti durante i lavori del 1939 per la costruzione della Via Imperiale (attuale via dei Fori Imperiali).
Sul fondo si trova l’abside, dotata di finestre, in cui è collocata una bella cattedra vescovile cosmatesca del XIII secolo. L’affresco del catino absidale (fine secolo XVI) è opera di Anastasio Fontebuoni e rappresenta Cristo in gloria tra Ss. Balbina, Felicissimo e Quirino.
Nei pressi della chiesa si trovano resti delle mura serviane. L’area verde antistante il Complesso Monumentale di Santa Balbina e il Complesso medesimo, sono stati dedicati alla donna con la denominazione “Parco della Donna”.

 

L’evoluzione del mobile antico, intervista all’imprenditore Davide Serafini

Civita di Oricola – Il mobile antico sta subendo una vera e propria evoluzione. Cresce sempre di pù il fascino delle collezioni, dei restauri e di quanto si possa realizzare di bello ed accogliente in una casa da abitare, una casa vacanze ma anche e soprattutto in spazi dedicati alle attività ricettive sia all’aperto che interno. Davide Serafini, imprenditore di successo della Serafini Group, ci spiega in alcuni  passaggi quanto il settore sia affascinante.

 

D. Il mobile antico, il design particolare si sta sempre di più evolvendo. Giovani coppie scelgono di arredare le loro prime e nuove case con questa tipologia di arredi, cosa sta accandendo?

Il mobile antico da sempre affascina, perchè porta con sè una storia che è legata a luoghi, arte, e creatività che sono caratterizzati da una unicità di lavorazione, colori e strutture. Negli ultimi tempi vi è una riscoperta per questa tipologia di arredi perchè le persone sono stanche della routine di mobili in apparenza economici, ma che poi nascondono una molteplicità di insidie, durata, robustezza, vivibilità quotidiana.

Chi pensa che approcciare al mobile antico sia costosissimo sbaglia, ci sono certo pezzi prestigiosi ma nello stesso tempo selezioni e soluzioni che con una spesa peraltro contenuta si riesce ad avere la casa dei sogni. Per questo c’è una attenzione maggiore al nostro target di design.

D. Il settore restauro dei mobili antichi consente di restituire nuova vita e luce a pezzi che erano nel dimenticatoio…

R. Si, noi da sempre siamo affascinati dal restauro. Per poter riportare un mobile agli antichi splendori, e finanche migliorarlo rispetto ad allora occorre professionalità, passione e la cura di quei dettagli che fanno la differenza. La lavorazione è un rituale vero e proprio. Nella nostra strutturata falegnameria c’è tutto un percorso nelle fasi di restauro che inizia dalla cognizione dei legni. Solo conoscendo cosa si sta trattando si riesce ad avanzare in una lavorazione con tecnologie conservative e nello stesso tempo ristrutturative di un determinato prodotto. Molte persone riscoprono che vecchi mobili cantinati, possono tornare a far vivere la storia dei propri avi, e conferire un decoro del tutto unico agli ambienti.

D. Nel settore restauro è ovvio parlare di trattamento antitarlo, perchè è da consigliare? 

E’ una delle prime cose che valutiamo analizzando un mobile da riportare alla luce. Eliminare i tarli assicura superfici splendide, solidità ed una durata nel tempo impensabile. Ci sono molte tecniche, tradizionali e con l’utilizzo di speciali prodotti, ma ultimamente l’evoluzione tecnologica ci consente anche di trattare mobili con speciali camere che garantiscono risultati ottimali.

D. Che tipo di casa si può avere con gli arredi di Antichità? 

Non solo antichità, va considerato che le nostre collezioni sono ad amplissimo raggio, dal design unico che raccoglie una modernità talvolte anche stravagante, ma sempre sobria, a selezione ed abbinamenti di arredo unici nel loro genere. Riusciamo a progettare ambienti che fanno la differenza. Ma oltre a questo la nostra esperienza come Serafini Antichità è andata ad approdare ed arricchirsi anche nella sceneggiatura cinematografica. Anche in questo settore forniamo i nostri arredi per la creazione di ambienti nei teatri e basi di scena di pellicole di successo, poichè nelle riprese, quello che colpisce è quel dettaglio di cui parlavamo prima che fa la differenza.

D. Tra mura domestiche, spazi aperti, ed attività commerciali e professionali, quale è il settore di maggiore azione per Serafini Antichità? 

Noi agiamo a 360°, per gli spazi aperti proponiamo una molteplicità di collezioni dai gazebo in ferro battuto da personalizzare, panche, tavoli, sedute, bellissimi barbecue di terracotta messicana, ma tanto altro ancora, mentre per gli interni c’è solo l’imbarazzo della scelta. Oltre al mobile infatti ci sono suppellettili, quadri, orologi, ed idee che cerchiamo di ricreare in apposite stanze tematiche che sono visitabili presso il nostro ampio show room che tralaltro è sempre aperto.

D. Viene la voglia di venire a visitarlo

R. Il nostro show room è strutturato su due piani, e si visita in totale sicurezza. Consigliamo sempre di venire con calma, poichè la scelta merita sempre attenzione. Siamo comunque pronti per le nuove sfide del futuro!.

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Il fascino del carretto siciliano nella storia

Il carretto siciliano, nato come mezzo di trasporto delle merci e delle persone, è certamente l’oggetto più conosciuto e caratteristico dell’arte popolare siciliana.

In questi gioiosi e folkloristici “capolavori” predominano il giallo, il rosso, il verde, vi sono i colori della passione, del sole siciliano, dello zolfo, delle arance e dei limoni, del cielo e del mare, della lava che sgorga dall’Etna e della focosità dei siciliani.

Inizialmente la scelta dei disegni ricadde su temi sacri, a guisa di protezione per il carro.

Col passare del tempo, il repertorio si era arricchito di nuovi temi per l’influenza dei cantastorie, che andavano in giro per la Sicilia narrando di cavalieri e di amori.

I santi furono soppiantati (senza mai scomparire del tutto dal carretto) dalle storie dei paladini e soprattutto dalle scene di “Cavalleria Rusticana”, la novella che Giovanni Verga aveva dedicato proprio alla nobile figura del carrettiere.

Personaggio rappresentativo di quest’antica arte è il sig. Di Mauro (Minicu u pitturi) che fu invitato a rappresentare la Sicilia al padiglione “Tourisme et Travail”, nel 1982, e la sua creazione fu esposta nel più prestigioso museo etnologico del mondo: il “Musée de l’homme” di Parigi (dove tutt’ora si trova). Un piccolo carro con sopra effigiate le vicende del Presidente americano John F. Kennedy, fu spedito alla Casa Bianca.

La storia del carretto siciliano risale ai primi dell’ottocento, infatti, fino al ‘700, lo scarso sviluppo delle strade nell’isola aveva limitato i trasporti al dorso degli animali. Solo nei primi dell’800 si ha testimonianza dei carretti realizzati con ruote molto alte, per poter superare gli ostacoli offerti dalle “trazzere”, strade fatte da grossi sentieri a fondo naturale, con salite ripidissime e curve a gomito, soggette a frane e piene di fossi.

La prima descrizione del carretto siciliano risale al 1833, nel resoconto del viaggio fatto in Sicilia dal letterato francese Jean Baptiste Gonzalve de Nervo (1840-1897) che rimase in Sicilia un mese per raccogliere materiale per il suo libro di viaggio. Egli è il primo viaggiatore che racconti di aver visto sulle strade siciliane dei carretti, le cui fiancate recavano l’immagine della Vergine o di qualche santo, derivata dalla pittura su vetro, molto popolare a quei tempi in Sicilia. Così dice: ” Specie di piccoli carri, montati su un asse di legno molto alto; sono quasi tutti dipinti in blu, con l’immagine della Vergine o di qualche santo sui pannelli delle fiancate e il loro cavallo coperto da una bardatura, ornata di placche di cuoio e di chiodi dorati”, porta sulla testa un pennacchio di colore giallo e rosso”. I colori giallo e rosso sono i colori della Sicilia.

Un’altra descrizione è quella del geografo francese Eliseo Reclus, venuto in Sicilia nel 1865 per osservare l’eruzione dell’Etna: “A Catania, i carretti e le carrettelle non sono come in Francia, semplici tavole messe insieme, ma sono anche lavori d’arte. La cassa del veicolo posa sopra un’asse di ferro lavorato, che si curva e si ritorce in graziosi arabeschi. Ciascuna delle pareti esterne del carretto è divisa in due scompartimenti che formano due quadri. Il giallo oro, il rosso vivo ed altri colori dominano in questi quadri. Per la maggior parte sono scene religiose, ora la storia di Gesù o quella di sua madre, ora quelle dei Patroni più venerati in Sicilia, come San Giovanni Battista, Santa Rosalia o Sant’Agata…..”.

Quando Guy de Maupassant, scrittore francese, nella Primavera del 1885, sbarcò a Palermo, la prima cosa che lo colpì fu proprio un carretto siciliano e lo definisce ” un rebus che cammina ” per il valore degli elementi decorativi. ” Tali carretti, piccole scatole quadrate, appollaiate molto in alto su ruote gialle, sono decorati con pitture semplici e curiose, che rappresentano fatti storici, avventure di ogni tipo, incontri di sovrani, ma prevalentemente le battaglie di Napoleone I e delle crociate; perfino i raggi delle ruote sono lavorati. Il cavallo che li trascina porta un pennacchio sulla testa e un altro a metà della schiena….Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l’occhio e la mente come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere”. Molti critici isolani hanno descritto il carretto siciliano, da G. Pitrè a G. Cocchiara, da Enzo Maganuco ad A. Buttitta.

TIPOLOGIE

Con il passare degli anni, il carretto, ha assunto un valore emblematico folkloristico che è quello diffuso dalle pubblicazioni turistiche, sopravvivenze di un mondo scomparso, diffondenti informazioni superficiali.

 

Tre sono le tipologie dei carretti (in base al trasporto effettuato) “U Tiralloru” con laterali bassi e rettangolari, era utilizzato per trasportare la terra; “U Furmintaru” con laterali rettangolari più grandi era utilizzato per trasportare frumento; “U Vinaloru” con le fiancate trapezoidali e le tavole inclinate, utilizzato per trasportare il vino.

Moltissimi gli elementi che differenziano il carro per aree di provenienza, soprattutto la ruota la cui costruzione richiede esperienza particolare, competenza e collaborazione; il sapere che viene gelosamente custodito e tramandato da padre in figlio.

Temi raffigurati: 1) Devoto – biblico – agiografico, 2) Storico – cavalleresco 3) Leggendario – fiabesco, 4) Musicale (liriche), 5) Realistico – venatorio – veristico.

Variazioni di stili e cromatiche nelle diverse parti dell’isola, sottolineano ad esempio, la presenza dei gialli e rossi con decorazioni fitomorfe, nella Sicilia occidentale. I prugna e gli azzurri con decorazioni antropomorfe nella Sicilia orientale.

 

La pittura del carro si afferma perché assolve diverse funzioni: protettiva del legno, magico- religiosa antropica di allontanamento del male e del negativo, pubblicitaria per i carri che hanno funzione commerciale, per attirare gli acquirenti e di status symbol per dimostrare la ricchezza del proprietario. (fonte: Museo siciliano del viaggio)

Serafini Antichità diventa leader nelle forniture cinematografico-teatrali italiane

Roma – Un successo importante quello  del film “QUI RIDO IO” con Tony Servillo e che rende soddisfazione Serafini Antichità che ha curato la fornitura degli arredi di scena. “Siamo onorati – ha affermato Davide Serafini – di aver contribuito al grande successo del film “QUI RIDO IO” con la nostra fornitura di arredi. Con la direzione di Mario Martone e l’interpretazione Servillo la pellicola sta riscuotendo molto consenso al festival di Venezia.
Serafini antichità leader nelle forniture di scenografie cinematografiche e teatrali.”
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Grande attesa per le nuove collezioni autunno inverno 2021/2022

A breve saranno disponibili le nuove collezioni design e arredo di Serafini Antichità per la nuova stagione autunno inverno 2021/2022. Presso lo show room di via Colle San Giovanni a Civita di Oricola dunque potranno essere apprezzate già da metà settembre i nuovi arrivi con pezzi unici per arredo di ogni ambiente. Speciale reparto sarà dedicato agli ambienti a giorno, ossia quelle pertinenze sia di abitazioni ma soprattutto di attività produttive che beneficiano di spazi semicoperti, come patii, tettoie, tensostrutture per l’intrattenimento ricettivo ad esempio.

Promozioni speciali saranno riservate per acquisti multipli di arredi di questa tipologia di spazi, con amplissima scelta di pezzi unici nel loro genere per rendere suggestivi ed accoglienti le pertinenze esterne coperte pronte per la nuova stagione. 

 

 

 

 

 

 

Modellismo auto d’epoca, Serafini Antichità saluta la tappa di Oricola con la promo per il circuito

Serafini Antichità saluta il “Circuito di Avezzano – Oricola”, il tour itinerante che vedrà sfilare 84 pezzi d’autore che da Avezzano domani mattina raggiungeranno Oricola. Una parte delle auto saliranno nel cuore del bellissimo borgo e nel centro storico saranno ammirate con lo sfondo suggestivo panoramico sulla Valle dell’Aniene e sulla Piana del Cavaliere.

Serafini Antichità celebra questo evento con l’expo di modellismo di auto d’epoca, riprodotte con ogni particolare e che ricalcano le epoche degli anni in cui gli italiani erano soliti andare in vacanza con le affascinanti utilitarie. Ma oltre ai modellini, una serie di collezioni di oggetti particolari design per l’estate 2021 è a disposizione della gradita clientela. Lo show room situato in loc. Colle San Giovanni è sempre aperto.